• TRIO ASTERIA
  • Sala Consiliare – Trevignano Romano
  • 28.11.2026 ore 18.00
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  • CAPOLAVORI EVERGREEN E MUSICA D’OGGI (II)

Barbara Panzarella, pianoforte

Enrico Graziani, violoncello

Lucio Brancati, clarinetto

PROGRAMMA

  1. Brahms Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte op.114 (25’)
  2. Allegro
  3. Adagio

III. Andantino grazioso

  1. Allegro
  1. Schumann Phantasiestucke per violoncello e pianoforte op.73 (12’)
  2. Zart und mit Ausdruck
  3. Lebhaft, leicht

III. Rasch, mit Feur

  1. Rota Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte (16’)
  2. Allegro
  3. Andante

III. Allegrissimo



Il Trio in la minore op. 114 di Brahms per clarinetto, violoncello e pianoforte, composto nel 1891, nasce dall'incontro del musicista tedesco con il celebre clarinettista virtuoso dell'epoca, Richard Mühlfeld. In quel periodo l’interesse di Brahms verso la composizione iniziava ad affievolirsi, ma l’ammirazione che nutriva per Mühlfeld riuscì a riaccendere in lui la scintilla creativa. Il risultato di questo incontro si concretizzò nella scrittura dei più importanti contributi al repertorio clarinettistico del secondo Ottocento (il Trio op. 114, il Quintetto op. 115 e le due Sonate op. 120).

A partire dalla suggestione timbrica degli strumenti prescelti, l’intera composizione è avvolta da un’aura magica, dolce, malinconica, caldamente nostalgica, a tratti inquieta. Frutto di una maturità artistica e personale ormai avanzata, il Trio riflette una luce pallida e dorata, nel suo essere semplice e profondo, oscuro e luminoso allo stesso tempo.

L’atmosfera dell’Allegro iniziale è elegiaca e malinconica: il primo tema è esposto dal solo violoncello, a cui si aggiungono sotto voce gli altri due strumenti, commentando intimamente quanto enunciato. A questo primo episodio, sommesso e sussurrato, ne segue subito un altro più inquieto ed energico, introdotto da un nuovo elemento ritmico-melodico affidato al pianoforte, che si evolve in un grande crescendo al forte in cui i tre strumenti affermano perentoriamente il primo tema, prima di lasciare il posto ad un secondo tema in Do maggiore, più terso e rotondo.

La sezione dello Sviluppo presenta un'elaborazione di elementi del primo tema che si fonde direttamente in una Ripresa «nascosta», nella quale il ritorno del tema si svela gradualmente. Chiara è invece la riesposizione degli altri due temi, seguiti da una coda conclusiva nella quale la trama musicale si dissolve gradualmente tra echi lontani del primo tema.

Nell'Adagio in Re maggiore il trasognato motivo iniziale del clarinetto viene dolcemente intersecato dall'accompagnamento del pianoforte, per poi passare al violoncello con controcanto del clarinetto; il secondo tema, sostenuto da un delicato ordito di arpeggi, appare più risoluto e meno contemplativo. Nell'episodio centrale il primo tema viene riesposto in una veste più scarna, riducendosi alle sole note portanti della melodia, accompagnate dai pizzicati del violoncello. I due temi vengono quindi riesposti ma in diverse tonalità prima della coda conclusiva.

L’Andantino cadenzato rappresenta l'intermezzo brahmsiano per eccellenza, un Ländler di immensa grazia, la cui atmosfera incantata è inframezzata da una sezione di trio serena e dal carattere più popolare.

In contrasto con il carattere intimo delle due pagine precedenti, l'Allegro finale esplicita il suo carattere folkloristico, intenso e infuocato, segnato da una sfumatura dello stile gitano che aveva affascinato Brahms per tutta la sua vita. Nonostante le ricadute nostalgiche e sofferte, la chiusura non è sommessa, ma acquista forza e chiude l'opera con un peso tipicamente sinfonico.

I Phantasiestucke op.73 di Robert Schumann fanno parte di una serie di composizioni destinate all’uso domestico, per quella pratica dell’”Hausmusik”, del far musica insieme che tanto appassionava i coniugi Schumann e la loro cerchia di amici. E fu proprio per rendere il più eseguibile possibile questo genere di brani che la destinazione di questa, come di altre opere, non è univoca: i tre “Pezzi di Fantasia” sono infatti eseguibili indifferentemente dal clarinetto, dal violoncello o dal violino (con il pianoforte obbligatorio).

I tre pezzi sono legati tra loro in maniera quasi circolare dalla costante riapparizione, seppur fugace, degli stessi temi che di volta in volta si ripresentano trascolorati, trasformati, reinventati.

Il primo movimento, come suggerisce l’indicazione Zart und mit Ausdruck, ossia dolce e con espressione, è intriso di una profonda tenerezza: lo strumento solista ed il pianoforte dipingono con tinte calde e morbide un’immagine sonora intima e malinconica.

Il secondo, Lebhaft, leicht (vivace, leggero) riutilizza come tema principale un elemento già sentito nel primo movimento, nel quale aveva però funzione secondaria. All’esposizione leggera e terzinata del pianoforte si contrappone la risposta del secondo strumento che sembra voler frenare il moto esuberante del primo attraverso delle duine più distese.

Nella sezione centrale in Fa maggiore i due strumenti sembrano rincorrersi continuamente per poi ritrovarsi nel finale delle frasi a declamare insieme con convinzione la stessa idea. Alla ripetizione della sezione iniziale segue dunque una coda che riporta la dicitura “sempre più tranquillo” e che suona come una tenera ninna nanna.

 L’ultima scala cromatica del pianoforte anticipa l’incipit del terzo movimento, Rasch und mit Feuer (rapidamente e con fuoco). Il più energico e più sonoro tra i tre movimenti ha una struttura simile al precedente: dopo un primo episodio appassionato, increspato solo da un’inaspettata incursione del tema del primo movimento, si incontra infatti una sezione centrale in tonalità minore metricamente vaga, che ricorda per la sua instabilità un canto popolare. Dopo la riesposizione della sezione iniziale senza ritornelli, si arriva ad una coda che, in tipico stile schumanniano va via via stringendo il tempo in un crescendo dinamico caratterizzato dalla riapparizione del tema del secondo movimento.




In collaborazione con Comune di Trevignano Romano e Associazione Trevignano Proms

 

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