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Edizione 2007

La Schola Romana tra passato e presente

Roma Caput Mundi

  • 21 dicembre 2007
  • Biblioteca Casanatense
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Schola Romana Ensemble
Paola Alonzi, Simona Marè – cantus
Anita Rufini, Micaela Parrilla – altus
Franco Todde – tenor
Amleto Luciano Massa – bassus
David Ravignati – barytonus

Direttore
Stefano Sabene

Programma

Liturgia e musica
Giovanni Pierluigi da Palestrina – Kyrie (Sanctorum meritis)
Jacques Arcadelt – Ave Maria
Giuseppe Ottavio Pitoni – Laudate Dominum
Giovanni Pierluigi da Palestrina – Improperium
Giacomo Carissimi – O felix anima
Agostino Agazzari – Benedicta sit

Canticum Canticorum: l’arte della polifonia
Giovanni Pierluigi da Palestrina – Vulnerasti cor meum, Veni dilecte mi, Vox dilecti mei*
Hans – Jürgen Gerung – Ecce tu pulcher es (2007) – Prima esecuzione assoluta

Roma e l’Europa
John Dowland – Come again
Orlando di Lasso – Faccio na’ cosa
Juan Arañes – A la vida bona

Roma e il presente
Fausto Sebastiani – Madrigale bianco (2003)
Prima esecuzione assoluta

Roma e l’avvento
Giovanni Pierluigi da Palestrina – Dies Santificatus
Anonimo – Sopra il fieno colcato
Anonimo – Dio s’è fatto fanciullo
Mateo Flecha – El Dindirindìn

*Giovanni Pierluigi da Palestrina
Motetorum quinque vocibus liber quartus (1583 – 1584)
Biblioteca Casanatense Mus 241. 1-5

Presentazione del concerto

Roma Caput Mundi
La Scuola Romana tra passato e presente

Roma rinascimentale e barocca è stata uno dei massimi centri di produzione artistica.
La presenza della Sede Apostolica ha promosso un eccezionale sviluppo delle arti figurative, dell’architettura, della musica, con realizzazioni di livello universale.

La musica, in particolare, era di supporto alle liturgie e contribuiva alla magnificenza del culto, insieme agli ambienti creati dai maggiori architetti e artisti.

Il programma di questo concerto esplora varie dimensioni della produzione a Cappella dell’epoca, ma presenta anche alcuni significativi contributi di compositori d’oggi.

Il termine “a cappella” indica la produzione destinata ad organici solo vocali, senza alcun sostegno strumentale, come previsto nelle esecuzioni sacre della liturgia romana.

La sezione iniziale attinge al repertorio liturgico, di cui propone vari momenti.

Il Cantico dei Cantici è considerato il testo poeticamente più elevato della Sacra Scrittura. La realizzazione di Giovanni Pierluigi da Palestrina distribuisce in 29 Mottetti a cinque voci il testo ed è di sicuro uno dei vertici dell’arte polivocale, quanto ad equilibrio di scrittura, ricchezza di procedimenti contrappuntistici e pertinenza d’invenzione musicale.

Hans – Jürgen Gerung, con il suo nuovo brano “Ecce tu pulcher es” (2006) sempre tratto dal Cantico dei Cantici, offre una lettura singolare e coinvolgente dell’opera con una costruzione solida dal punto di vista compositivo e pregnante dal punto di vista espressivo.
In questo modo riesce ad imprimere alla partitura una intensa sensualità.

Roma e l’Europa offre un panorama, senz’altro limitato, sulla produzione di compositori europei, dalle vicende artistiche disparate ma in grado di dare un’idea su quanto, in musica, accadeva lontano dal Tevere.

La sezione finale, visto il periodo natalizio, è legata all’Avvento.
Dopo il “Dies santificatus” di Palestrina, due preziosi Anonimi d’area romana legati all’ambiente spirituale dell’Oratorio di S. Filippo Neri, che tanto inciderà sulla formazione e lo sviluppo dell’Oratorio musicale.
Il brano di Mateo Flecha, dalla ritmica vivace, rivela già dalle prime battute la sua natura popolare.

Una menzione particolare merita il Madrigale bianco (2003) del compositore Fausto Sebastiani: testimonia che l’arte polivocale romana è tutt’altro che estinta, con le sue atmosfere rarefatte e delicate che ci riportano al Cantico di Palestrina.

Stefano Sabene
Roma – novembre 2007

ecce tu puchra es – ecce tu pulcher es
Un brano moderno con l’utilizzo di metodi di composizione tradizionali

La commissione del brano
Il madrigale ecce tu pulchra es… fa parte del ciclo dei miei grandi brani sacri Ritus, missa da Requiem, Refugium peccatorum.
Ma assume una posizione particolare: rispetto agli altri brani il linguaggio tonale è usato in maniera fedele alle forme originarie.
Questo per venire incontro al desiderio di Stefano Sabene, direttore della Schola Romana Ensemble, che ha commissionato il brano.
Sabene ha richiesto un brano moderno con l’utilizzo di metodi di composizione tradizionali.
Ciò comporta alcune conseguenze:
– la mancanza di movimento melodico o microtonale
– la mancanza di ritmo complesso, concitato o molto rapido
– la sottrazione di dissonanze troppo ampie
– lo svolgimento del coro in singole voci, calmo e introverso nella gestualità

Allora, mi sono chiesto, devo scrivere forse un brano in stile classico? Un anacronismo? Non deve rimanere niente di me? E allora perché mi è stato chiesto di scriverlo?!

Ho deciso di intraprendere volentieri questa sfida perché la sfida è alla base di tutte le arti: dimostrare che è possibile esprimersi anche in maniera non canonica e mantenere intatta l’identità.
E ho composto un brano con la tecnica della permutazione, basandomi sulle “relazioni di luci”, come accade per una pietra preziosa, in cui i riflessi si modificano in continuazione anche se non sembra che cambi niente.

Il risultato
Al termine del lavoro sono stato contento di avere accondisceso a tutte le richieste, che io consideravo limitazioni, e di avere utilizzato i pochi mezzi che mi rimanevano a disposizione.
N’è nato un pezzo vocale che considero tra i più importanti brani vocali della mia opera.
Le catene hanno affinato l’intelletto e col progredire della composizione ho asciugato sempre di più.
Dopo grandi ricerche sono arrivato alla scultura musicale, sebbene non sia nato un opulento principe del Rinascimento ma quasi un grafico senza ornamento.

Si trovano in una sequenza senza riserve, due brani uno di fronte all’altro, diversi fra loro, ma fatti della stessa materia: carne e sangue e sensualità, paura e rabbia e coraggio e amore – il femminile e il maschile appunto.
O, se si vuole, diventano l’allegoria di Michelangelo del Giorno e la Notte.
Rimane sempre lo stesso canto di sofferenza e gioia, dati dagli antipodi del mondo – creati da Dio. Entrambi affascinati dalla bellezza dell’altro, determinati a rimanere paralizzati, senza comprensione, per l’eternità.

Il testo adattato è stato preso dal Cantico Canticorum di Salomone (Vulgate, Cant, 1, 14, 1 cosí come 1, 15, 1).