Nel suo album East of Angel Town il ventisettenne cantantautore-pianista Peter Cincotti anima un mondo nuovo e “cinematografico”. Le sue canzoni evocative raccontano storie intrecciate a melodie individuali e universali allo stesso tempo.

Nonostante il musicista newyorkese scriva musica dall’età di 9 anni, East of angel town è il suo primo lavoro che racchiudemateriale interamente originale. Mescolando pop, rock, blues, funk e jazz, Cincotti infonde in ogni canzone una sconvolgente energia.
“Volevo che in studio ogni canzone avesse la stessa freschezza della prima scrittura. Ogni elemento della produzione doveva riflettere quella qualità e, molto più importante, servire il significato della canzone”.

Ogni canzone racconta una storia unica, dal seducente mondo di Los Angeles (Angel Town), ai rapporti uomo-donna nella società contemporanea (Be Careful), al senso di perdita (Goodbye Philadelphia), fino alla solitudine e all’amore a New York (Cinderella Beautiful). Queste storie dipingono musicalmente personaggi allo stesso tempo familiari e insoliti, che lasciano la sensazione di aver passeggiato per le strade di Manhattan per una giornata intera.
Sulla presenza di elementi autobiografici Cincotti risponde “Penso che ogni espressione sia autobiografica nel senso letterale o simbolico. Non credo sia possibile creare qualcosa che non lo sia”.

La realizzazione di East of Angel Town è iniziata quando Cincotti si è unito al produttore David Foster (per 14 volte vincitore ai Grammy), al produttore Humberto Gatica, e al produttore-sound designer Jochem van der Saag.
“Abbiamo lavorato insieme passo-passo, mi sento fortunato ad aver avuto un tale team, davvero formidabile, che mi ha aiutato a realizzare l’album”.
Cincotti ha anche collaborato con il premiato paroliere John Bettis. “Scrivere con John è stata un’esperienza speciale per me. È stato un compagno dall’inizio e l’unico collaboratore con cui avrei voluto lavorare”.

Le sonorità di East of angel town sono sia classiche che moderne. “Questo album è davvero sia classico che moderno. Non soltanto per le canzoni, ma anche nella maniera in cui le ho registrate. Ho voluto combinare la classica modalità di registrazione live con molti elementi della produzione moderna”.

In un certo senso Cincotti ha combinato il vecchio e nuovo sin dal suo debutto a 19 anni, quando il suo album lo ha portato ad esser considerato il più giovane musicista ad aver raggiunto la vetta della classifica di Billboard’s Jazz. Con la sua voce espressiva, il suo innegabile talento musicale e raffinato carisma, la carriera di Cincotti è decollata ben presto, coronata da recensioni entusiastiche (Il New York Times lo ha definito “uno dei più promettenti cantanti-pianisti della nuova generazione”).

E come descriverebbe Cincotti il tema del suo nuovo album, queste osservazioni, occhiate al mondo intorno a lui, questi ritratti di vite incompiute? “Beh, è soltanto quello che mi sono sempre chiesto”, risponde di nascosto con un sorriso birichino “Cosa diavolo sta succedendo qui?”.