La banda del paese e i maggiori premi internazionali, la campagna sarda e i dischi, la scoperta del jazz e le

mille collaborazioni, l’amore per le piccole cose e Parigi. Esiste davvero poca gente capace di mettere insieme un tale abbecedario di elementi e trasformarlo in un’incredibile e veloce crescita stilistica.

Paolo Fresu c’è riuscito proprio in un paese come l’Italia dove – per troppo tempo – la cultura jazz era

conosciuta quanto Shakespeare o le tele di Matisse, dove Louis Armstrong è stato poco più che fenomeno da baraccone di insane vetrine sanremesi e Miles Davis scoperto “nero” e bravo ben dopo gli anni di massima creatività.

La “magia” sta nell’immensa naturalezza di un uomo che, come pochi altri, è riuscito a trasportare il più

profondo significato della sua appunto magica terra nella più preziosa e libera delle arti.

A questo punto della sua fortunata e lunga carriera, non serve più enumerare incisioni, premi ed esperienze

varie che lo hanno imposto a livello internazionale e che fanno sistematicamente ed ecumenicamente amare la sua musica: dentro al suono della sua tromba c’è la linfa che ha dato lustro alla nouvelle vague del jazz europeo, la profondità di un pensiero non solo musicale, la generosità che lo vuole “naturalmente” nel posto giusto al momento giusto ma, soprattutto, l’enorme ed inesauribile passione che lo sorregge da sempre.

Il presente di Paolo è – come al solito – turbinoso, degno dell’artista onnivoro e creativo che tutti

riconoscono in lui.

Oggi è fatto del suo storico quintetto che sta per girare la boa dei 25 anni di piena collaborazione e stima

reciproca, ma è anche quello del quartetto “Devil”, pronto a riscattare – con un nuovissimo cd – i successi del celebrato “Angel” che impose Paolo all’attenzione europea più o meno una decina di anni fa.

Crescono poi le importanti realtà contemporanee: il duo con Uri Caine (gli ultimi appuntamenti concertistici

sono stati un vero e proprio trionfo con altrettanti esauriti in tutto il paese) e la collaborazione con Carla Bley e Steve Swallow (la grande signora del jazz moderno si è letteralmente innamorata del suono di Paolo e nel lavoro discografico dei suoi “Lost Chords” ci sono anche diverse composizioni scritte appositamente da Carla per Paolo) sono soltanto alcune di queste.

Il suo presente più attuale lo vede attivo, in ottica più esterofila, in trio con Richard Galliano e il pianista

svedese Jan Lundgren (“Mare Nostrum”) e in diverse nuove avventure con nuovi importanti nomi dell’entourage jazzistico contemporaneo quali Omar Sosa, Gianluca Petrella, il coro polifonico corso “A Filetta”, e – ancora – con Dhafer Youssef e Eivind Aarset. Interessanti sono poi i progetti con alcuni grandi

nomi del mondo letterario e teatrale italiano (Ascanio Celestini, Lella Costa, Stefano Benni, Milena Vukotic)

oltre, infine, a una nuova serie di piccole ma importanti collaborazioni con la musica “intelligente” delle

frange popolari italiane. Musica per il Cinema e “progetti speciali” come il suo straordinario “a solo” teatrale che ha paralizzato 3.000 spettatori all’Auditorium di Roma o un incantato teatro Metastasio a Prato chiudono il cerchio.

Anche se sarebbe un errore dimenticare le strizzatine d’occhio verso il mondo “classico” che potrebbero

presto riservare sorprese con lavori ad hoc in cui possono venire coinvolti quartetti d’archi che guardano

avanti e grandi eroi dell’avantgarde music.